✦

Cos’è la stanza del visionario?

Serve nei momenti difficili: quando tutto ci sta dicendo che non ce la facciamo, quando tutto intorno a noi vuole farci dimenticare i motivi che ci hanno spinto a scegliere di imboccare quel percorso per raggiungere il nostro obiettivo, e ci troviamo ad affrontare situazioni sfidanti. Capita sovente di imbattersi nella sfiducia, nello scoraggiamento, ci si demoralizza e ci si domanda, chi ce lo ha fatto fare di metterci in quella determinata situazione. Così si tende a perdere l’orientamento rispetto agli obiettivi prefissati e si dimenticano tutte le motivazioni che ci hanno portato a fare quella scelta. Le frasi tipiche che si pronunciano e che risuonano nella mente sono:

Chi me lo ha fatto fare?

Non ce la farò mai!

Mi arrendo!

Non sono all’altezza.

Torno indietro.

Mi fermo.

Ti dice qualcosa?

In questa stanza incontrerai alcuni personaggi che hanno cambiato la storia,

non perché fossero particolarmente speciali

ma hanno avuto il coraggio di inseguire i loro sogni,

hanno deciso di non mollare e non si sono arresi davanti alle difficoltà.

In alcuni casi, proprio le difficoltà sono state i trampolini di lancio del loro successo.

Se vuoi conoscerli o ricordarti chi sono te li presento.

AMALIA ERCOLI FINZI

Amalia Ercoli, Finzi

ingegnere AEROSPAZIALE

Nota come “SIGNORA DELLE COMETE”

Amalia Ercoli Finzi, nata a Gallarate il 20 aprile 1937, è un’ingegnere e accademica tra le figure scientifiche italiane più note al mondo. Nel 1962 è stata la prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Aeronautica, con 100/100 e lode, al Politecnico di Milano, dove ha poi insegnato meccanica orbitale per tutta la carriera.

Soprannominata la “Signora delle comete”, è stata consulente scientifica per NASA, ESA e ASI. Come Principal Investigator della missione Rosetta ha ideato e coordinato lo strumento SD2, il “trapano spaziale” del lander Philae, che ha perforato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, offrendo dati preziosi sull’origine del sistema solare.

Fiduciosa nei giovani e da sempre impegnata per la parità di genere, incoraggia le ragazze a intraprendere le carriere STEM e a fidarsi della propria voce interiore.

Tra i riconoscimenti figurano la nomina a Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2009), la Medaglia d’oro come benemerita della scienza e della cultura e l’asteroide 24890 Amaliafinzi, a lei dedicato. Per lei il cielo non è un limite, ma l’inizio del viaggio.

WALT DISNEY

«Prendi una buona idea e mantienila. Inseguila e lavoraci sopra finché non è fatta bene.»

Walt Disney, nato a Chicago il 5 dicembre 1901 e morto a Burbank il 15 dicembre 1966, è stato animatore, imprenditore, produttore, regista e doppiatore, oltre che co-fondatore della Walt Disney Company. Detiene ancora il record di Oscar per una sola persona: 22 statuette su 59 candidature.

La sua storia non è fatta solo di successi. Nel 1923 il suo primo studio, Laugh-O-Gram, fallì, e poco dopo perse i diritti su Oswald, il coniglio fortunato, da lui creato. Disney non si fermò: con Ub Iwerks creò Topolino, che esordì nel 1928 con Steamboat Willie, uno dei primi cartoni animati sonori. Nel 1937, contro ogni pronostico, produsse Biancaneve e i sette nani, il film più redditizio di quell’anno.

Chi lavorò con lui raccontava che in Walt convivevano il sognatore, che immaginava senza limiti, il realista, che pensava a come concretizzare l’idea, e il critico, che ne cercava i punti deboli per migliorarla. Nel 1952 fondò la WED Enterprises, oggi Imagineering, per costruire Disneyland, e coniò il termine “plussing”, il perfezionamento continuo di ogni lavoro. La sua frase più celebre ne racchiude il senso: «Se puoi sognarlo, puoi farlo».

Daisaku Ikeda

filosofo, scrittore e leader spirituale giapponese, che ha creduto nel dialogo come strada per la pace, partendo dalla trasformazione di sé.

Daisaku Ikeda, nato a Ōta, nell’area di Tokyo, il 2 gennaio 1928 e morto a Shinjuku il 15 novembre 2023, a 95 anni, è stato filosofo, scrittore, educatore, poeta e maestro buddista, figura di rilievo nella promozione della pace e del dialogo tra culture e religioni. Quinto di otto figli in una famiglia di coltivatori di alghe nori, ebbe la giovinezza segnata dalla guerra. A 19 anni incontrò Josei Toda, educatore e pacifista imprigionato dal governo militarista: un legame che orientò tutta la sua vita.

A 32 anni divenne il terzo presidente della Soka Gakkai un’organizzazione laica per la creazione di valore e nel 1975 il primo presidente della Soka Gakkai International. Al centro del suo pensiero c’è la “rivoluzione umana”: la trasformazione interiore di una singola persona può cambiare la società.

Credette nel dialogo come strada per la pace: incontrò leader e pensatori come Arnold Toynbee e Michail Gorbaciov, sostenne il disarmo nucleare, scrisse ogni anno dal 1983 al 2022 una proposta di pace e fondò scuole e università. Come scrisse lui stesso, una grande rivoluzione interiore in un solo individuo può cambiare il destino di una nazione e, in seguito, di tutta l’umanità: ogni cambiamento duraturo nasce da dentro.

 

Rita Levi Montalcini:

Neurologa e Premio Nobel italiana

Neurologa e Premio Nobel italiana
Ha dedicato la sua vita alla ricerca scientifica e all’emancipazione femminile. La sua scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF) ha rivoluzionato la biologia e la medicina. E’ stata una delle scienziate più straordinarie del XX secolo, Premio Nobel per la Medicina nel 1986 e prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze.

Rita Levi-Montalcini nasce a Torino il 22 aprile 1909, con la sorella gemella Paola, in una famiglia ebrea di tradizione sefardita, anche se si definì sempre “totalmente laica”. Nel libro Elogio dell’imperfezione ricordò che la tenacia nel perseguire la strada ritenuta giusta e la noncuranza per le difficoltà l’avevano aiutata enormemente negli anni difficili.

Laureata in medicina nel 1936, nel 1938 fu espulsa dall’università dalle leggi razziali fasciste. Non si arrese: tornata a Torino nel 1940, trasformò la sua camera da letto in un laboratorio clandestino, dove studiava il sistema nervoso negli embrioni di pollo usando aghi come microbisturi.

Nel 1947 partì per la Washington University di St. Louis per un semestre e vi rimase per molti anni. Lì scoprì l’NGF, il fattore di crescita nervoso, scoperta che nel 1986 le valse il Nobel per la Medicina. Tornata in Italia, fondò una fondazione a suo nome per l’istruzione e le pari opportunità delle donne. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita e morì a Roma il 30 dicembre 2012, a 103 anni.

Tina Turner,

universalmente riconosciuta come la "Regina del Rock 'n' Roll"

Tina Turner (Anna Mae Bullock) nacque il 26 novembre 1939 a Brownsville, nel Tennessee, e morì il 24 maggio 2023 a Küsnacht, in Svizzera, paese di cui aveva preso la cittadinanza. Cantante statunitense naturalizzata svizzera, è stata una delle interpreti femminili più celebri della storia del rock, con una voce potente e inconfondibile.

Cresciuta in una famiglia battista, nel 1976 lasciò Dallas e fuggì da anni di violenze nel matrimonio con Ike Turner, portando con sé pochissimi soldi. Dovette ricominciare da zero, tra debiti e incertezza, e divorziò nel 1978. Nei momenti più bui si avvicinò al buddismo, che le diede la forza di andare avanti, pur restando legata alle sue origini battiste: per questo, scherzando, amava definirsi “battista buddista”.

Nel 1984, a 44 anni, rinacque dalle proprie ceneri e tornò al successo mondiale con Private Dancer, un album da oltre 10 milioni di copie, diventando la prima artista donna con una hit nella Top 40 del Regno Unito in sette decenni consecutivi.

La vita non le risparmiò altre prove: un ictus nel 2013, un’insufficienza renale risolta nel 2017 grazie a un rene donato dal marito Erwin Bach, e la perdita dei figli Craig, nel 2018, e Ronnie, nel 2022. Ogni volta si rialzò, scegliendo di lottare per la propria felicità. Trovò serenità in Svizzera accanto a Bach e nel 2018 ricevette il Grammy alla carriera.

 

nelson mandela

Premio Nobel per la pace nel 1993.

Nelson Mandela, nato il 18 luglio 1918 a Mvezo e morto il 5 dicembre 2013 a Johannesburg, è una delle più alte testimonianze storiche di resilienza, giustizia e riconciliazione. Avvocato e leader del movimento anti-apartheid, dedicò la vita alla difesa dei diritti civili della maggioranza nera sudafricana, schiacciata dal regime di segregazione razziale. Per il suo attivismo fu condannato all’ergastolo nel 1964 e trascorse 27 anni in prigione.

Quando fu liberato, nel 1990, non cedette al rancore né alla vendetta: scelse il dialogo e la pace, guidando il Sudafrica verso una democrazia multirazziale ed evitando una sanguinosa guerra civile. Per questo ricevette il Nobel per la pace nel 1993 e fu Presidente dal 1994 al 1999, il primo capo di Stato nero del Paese. Anche dopo il mandato continuò a battersi per gli ultimi, per la giustizia sociale e contro l’AIDS, quando la malattia era ancora segnata da un profondo stigma.

Nella sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà (1994) spiegò che la paura è un sentimento naturale da governare: il coraggio non è assenza di paura, ma vittoria su di essa.

 

Gianfranco Zaccai

GIANFRANCO ZACCAI

pioniere del design che ha dimostrato come il successo nel business nasca solo dalla risposta ai bisogni umani più profondi; un percorso iniziato rivoluzionando i prodotti di uso quotidiano e culminato nell'impegno a riprogettare il mondo per includere e valorizzare la neurodiversità.

Gianfranco Zaccai, nato a Trieste e cresciuto negli Stati Uniti, dove la famiglia emigrò in piena Guerra Fredda, è una figura cardine del design internazionale: unisce una visione pragmatica e orientata al mercato a una profonda sensibilità umanistica. Nel 1983 fondò Design Continuum, la prima società di consulenza al mondo a integrare ricerca qualitativa, design e sviluppo di prodotto attorno alla persona, con sedi da Boston a Milano, Seoul e Shanghai.

La sua filosofia rifiuta le supposizioni astratte: il vero design nasce dall’osservazione sul campo della vita quotidiana. Da questo metodo sono nate icone come lo Swiffer e le Reebok Pump.

Tra i riconoscimenti, il National Design Award del Cooper Hewitt Museum (2011) e la nomina a Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2009). Nel 2017 ha presieduto la giuria che ha designato Lille Metropole Capitale Mondiale del Design 2020.

Dopo la vendita di Continuum ha fondato la Zaccai Foundation for Augmented Intelligence (Intelligence++), dedicata alle persone neurodiverse, alle loro famiglie e ai caregiver: per lui il design, nel suo senso più alto, serve a includere e migliorare la vita di ogni essere umano.

Albert Einstein

Il fisico più rivoluzionario del Novecento, una delle menti che hanno cambiato per sempre la storia della scienza.

Albert Einstein nacque a Ulm, in Germania, il 14 marzo 1879, in una famiglia ebrea. È noto per E=mc² e per le teorie della relatività ristretta (1905) e generale (1916), che hanno cambiato il nostro modo di concepire spazio, tempo, energia e gravità.

Nel 1905 pubblicò tre memorie su radiazione, moto browniano ed elettrodinamica dei corpi in moto, nate da un unico progetto: ripensare le basi della fisica. In quella sulla radiazione sfidò la natura ondulatoria della luce, proponendo che fosse fatta di “quanti” di energia (poi detti fotoni). Questa idea spiegò l’effetto fotoelettrico, per cui ricevette il Nobel nel 1921, e aprì il dibattito sul dualismo onda-corpuscolo, risolto solo nel 1927 con la meccanica quantistica.

Restò a Berlino nonostante gli attacchi antisemiti, fino all’ascesa di Hitler nel 1933, quando si trasferì a Princeton, all’Institute for Advanced Study, dove lavorò fino alla morte nel 1955. Si impegnò per pace, disarmo e diritti civili e sostenne la causa ebraica. Nel 1952 rifiutò la presidenza di Israele, spiegando di aver dedicato la vita a questioni oggettive, di non avere l’attitudine per un ruolo ufficiale e di sentire, a 73 anni, le forze diminuire: preferì restare a Princeton a lavorare.

Alex Zanardi

Pilota automobilistico e paraciclista italiano.

Alex Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966 e muore a Padova il 1° maggio 2026, a 59 anni, quasi alla vigilia del suo sessantesimo compleanno. In mezzo c’è una vita vissuta in più modi: pilota di Formula 1 e campione negli Stati Uniti, poi atleta paralimpico, capace di ripartire da un incidente che avrebbe fermato chiunque.

Pilota di Formula 1 e campione CART; Il successo è arrivato negli Stati Uniti, dove ha vinto due campionati CART consecutivi, nel 1997 e nel 1998, con Chip Ganassi Racing. In quegli anni ha firmato anche il celebre sorpasso al “Cavatappi” di Laguna Seca, ancora oggi ricordato come una delle manovre più spettacolari della storia delle corse. Dopo l’incidente del 2001, che gli costò le gambe, è rinato come atleta paralimpico, vincendo 4 ori e 12 titoli mondiali in handbike. Un secondo grave incidente nel 2020 lo allontanò dalla scena pubblica fino alla morte.

E’ simbolo di resilienza, coraggio e voglia di vivere.

MARTIN LUTHER KING

"I HAVE A DREAM": trasformò un sogno in un movimento

Martin Luther King nacque ad Atlanta il 15 gennaio 1929 e fu assassinato a Memphis il 4 aprile 1968, a 39 anni. In quel tempo breve divenne una delle voci più amate della lotta contro la segregazione razziale negli Stati Uniti. Scelse la non violenza e la forza della parola per guidare un movimento seguito da milioni di persone, convinte che giustizia e dignità appartengano a ogni essere umano. Nel 1964, a 35 anni, ricevette il Nobel per la Pace.
Nel 1955, dopo l’arresto di Rosa Parks, la comunità nera di Montgomery boicottò i mezzi pubblici per 381 giorni: King, a soli 26 anni, ne fu il portavoce, e la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione sugli autobus. Nel 1963 fu arrestato a Birmingham e scrisse in cella la sua celebre Lettera, in risposta a chi gli chiedeva di essere paziente e di aspettare.

Il 28 agosto 1963, alla Marcia su Washington, pronunciò davanti al Lincoln Memorial il discorso “I Have a Dream”: la parte sul sogno fu in gran parte improvvisata, dopo l’incoraggiamento della cantante gospel Mahalia Jackson. Nel 1965 le marce di Selma per il diritto di voto contribuirono all’approvazione del Voting Rights Act, che garantì a tutti i cittadini il diritto di votare senza discriminazioni razziali.

MICHAEL JORDAN

"Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ed è per questo che ho successo."

Michael Jordan, nato a New York il 17 febbraio 1963, è stato uno dei più grandi cestisti di sempre. Tra il 1984 e il 2003 ha giocato 15 stagioni in NBA e con i Chicago Bulls ha vinto sei titoli, diventando il volto di un’intera epoca del basket. Il suo percorso, che comprende l’accordo con Nike da cui nacque la linea Air Jordan, non è stato lineare, ma frutto di una determinazione forgiata attraverso fallimenti e momenti bui.

Da giovane fu escluso dalla squadra del liceo perché ritenuto troppo basso. Nel 1993, devastato dalla morte improvvisa del padre, lasciò il basket, ma si rialzò: il 18 marzo 1995, dopo 17 mesi di assenza, annunciò il ritorno con un fax di sole due parole, “I’m back”.

La sua grandezza nasce dalla consapevolezza che errore e dolore sono tappe del percorso: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite. Ho fallito molte volte, ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.” E ancora: “Posso accettare il fallimento, chiunque fallisce in qualcosa. Ma non posso accettare di non provarci.”

Nel 2016 ha ricevuto da Obama la Medaglia presidenziale della libertà. La sua parabola ricorda che la vera forza sta nella capacità di ripartire da zero.

Per molti Jordan è la prova di quanto lontano possa arrivare chi trasforma il talento in disciplina.

Stephen Hawking

Il fisico che, con un corpo sempre più immobile, non smise mai di guardare le stelle: la sua mente non ebbe limiti, e ci ha ricordato che la curiosità è una forma di libertà.

Stephen Hawking, nato a Oxford l’8 gennaio 1942 e morto a Cambridge il 14 marzo 2018, è stato cosmologo, fisico e matematico britannico, oltre che grande divulgatore scientifico. Ha dedicato la vita a capire come funziona l’universo, dai buchi neri alla cosmologia quantistica, fino alla domanda più grande: come ha avuto origine tutto ciò che esiste.

Nel 1963, a 21 anni, gli fu diagnosticata la SLA e i medici gli diedero circa due anni di vita. Attraversò un periodo di forte depressione, ma quella diagnosi gli fece capire quanto valesse la pena vivere e lavorare. Visse altri 55 anni. Nel 1974 ipotizzò che i buchi neri emettano una radiazione, oggi nota come radiazione di Hawking, e dal 1979 al 2009 ricoprì la cattedra lucasiana di matematica a Cambridge, la stessa che fu di Isaac Newton. Nel 1985, dopo una tracheotomia, perse la voce e da allora comunicò con un sintetizzatore vocale, continuando a scrivere, insegnare e tenere conferenze.

Raccontò più volte che, dopo la diagnosi, le sue aspettative si erano ridotte a zero e che tutto il resto era stato un di più. Alle Paralimpiadi di Londra del 2012 lasciò questo invito: “Guarda le stelle e non i tuoi piedi. Cerca di dare un senso a ciò che vedi e chiediti che cosa fa esistere l’universo. Sii curioso.”

Bethany Hamilton

La surfista che, dopo aver perso un braccio, non rinunciò al mare: tornò sulle onde e trasformò la sua ferita in un esempio di coraggio e rinascita.

Nata a Kauai, nelle Hawaii, nel 1990, Bethany Hamilton cresce con il surf: a otto anni gareggia già, e a 13 è considerata una delle più promettenti della sua età. Il 31 ottobre 2003, mentre è sulla tavola con un’amica, uno squalo tigre le stacca il braccio sinistro. Perde moltissimo sangue, ma viene soccorsa in tempo e operata. Dopo u paio di mesi, è di nuovo in acqua. Doveva reimparare tutto: l’equilibrio, la remata con un braccio solo, il modo di superare le onde. Nel gennaio 2004 gareggia di nuovo. Nel 2005, a 15 anni, vince il titolo nazionale NSSA. Ha raccontato la sua storia nel libro Soul Surfer (2004), da cui è stato tratto un film nel 2011, e nel 2004 ha vinto l’ESPY come miglior ritorno sportivo dell’anno. Diventata professionista, ha continuato a gareggiare e a surfare onde grandi, e oggi è anche madre e conferenziera. Ha sempre detto che tornare in acqua non fu una prova di coraggio, ma la scelta di non lasciare ciò che amava. Le viene attribuita la frase “Non ho bisogno che sia facile, mi serve solo che sia possibile”

 

Bebe Vio

La determinazione che trasforma una ferita in una vittoria.

Bebe Vio nasce a Venezia nel 1997 e cresce a Mogliano Veneto, con la scherma nel cuore fin da bambina. A 11 anni una meningite fulminante la costringe all’amputazione di avambracci e gambe per salvarle la vita. Resta lontana dalla scherma solo otto mesi: con l’aiuto della famiglia e di protesi studiate per lei torna in pedana, prima schermitrice a gareggiare con quattro protesi.

Nel 2015 diventa campionessa del mondo e nel 2016, a Rio, vince l’oro paralimpico nel fioretto individuale e il bronzo a squadre, ed è portabandiera dell’Italia alla cerimonia di chiusura. Nello stesso anno posa per Anne Geddes in una campagna a favore della vaccinazione contro la meningite e partecipa alla cena di stato alla Casa Bianca. Con la famiglia e la sua squadra dà vita all’evento “Giochi senza barriere”.

A Tokyo, nel 2021, è portabandiera e conferma l’oro individuale, con l’argento a squadre, nonostante un’infezione in primavera le avesse fatto rischiare la vita e l’amputazione del braccio sinistro. Nel 2023 si laurea alla John Cabot University di Roma e a Parigi 2024 conquista due bronzi. Nel gennaio 2025 viene eletta nel Consiglio Federale della Federazione Italiana Scherma come rappresentante degli atleti.

Il suo motto, anche titolo della sua autobiografia, è: “Se sembra impossibile allora si può fare.”